Perspectiva Artificialis
Università di Modena e Reggio Emilia     Theatrum Machinarum   info mostra   i curatori

  Introduzione alla mostra
VISITA VIRTUALE

Prospettiva

Sezione 1
Misurare con la vista

Sezione 2
Prospettografi

Sezione 3
Ombre e prospettiva

Sezione 4
Anamorfosi

Sezione 5
Prospettiva e trasformazioni

I modelli presenti nella mostra (circa 50) provengono dalla collezione “Theatrum Machinarum”. Questi modelli, anche quando riproducono strumenti che hanno avuto in passato (dagli inizi del Quattrocento in poi) notevole importanza in numerose attività produttive (pittura, architettura, scenografia, cartografia, arte militare ecc.), sono stati costruiti a scopo didattico per introdurre un discorso storico sulla prospettiva e sulla matematica delle proiezioni centrali. Alcuni sono già stati usati nell’ambito di progetti di ricerca didattica nelle scuole medie superiori. Questa destinazione specifica ci ha liberato da una rigorosa fedeltà agli originali in ciò che riguarda l’aspetto esterno (decorazioni, materiali impiegati) e le tecniche costruttive. Abbiamo invece rispettato con cura le loro caratteristiche funzionali desumendole dalle fonti e indicato alcune aree d’impiego.Lasciando sullo sfondo le modificazioni sociali e culturali che hanno prodotto il passaggio da una teoria della visione a una teoria della rappresentazione, qui si portano in primo piano esperienze e strumenti che caratterizzano le prime fasi di sviluppo delle teorie prospettiche, e dunque: l'osservazione di ombre, le tecniche per “misurare con la vista”, le macchine per “praticare la prospettiva senza saperla”. I terreni operativi sono quelli in cui agivano pittori, scenografi, intarsiatori, architetti e cartografi. A partire da questa base concreta si è distaccata, e progressivamente resa autonoma, la riflessione teorica dei matematici sui metodi per costruire immagini “scorciate”, sui cambiamenti di forma (trasformazioni, invarianti), sulla “generatio curvarum per umbras”.Il percorso di visita è articolato in cinque sezioni e si può sviluppare lungo due sentieri strettamente intrecciati: · uno logico – geometrico, che porta dalla prospettiva alla teoria delle proiezioni e delle trasformazioni; · l’altro storico, che sottolinea le relazioni tra sviluppo del discorso teorico e cambiamenti nello spazio culturale e nei sistemi tecnici. L’obiettivo è quello di migliorare la comprensione di alcuni concetti e, pur restando a un livello elementare, sollevare problemi che potranno essere approfonditi in seguito, utilizzando contributi di altre discipline.

Sezione 1: Misurare con la vista
Esiste una relazione forte tra prospettiva geometrica e matematica delle misurazioni. Le tecniche medievali di rilevamento hanno avuto importanza per le origini della prospettiva, viceversa gli strumenti prospettici hanno trovato impiego come strumenti di misurazione, anche in ambito militare.

Sezione 2: Prospettografi
Il ruolo dei prospettografi è stato fondamentale nella codificazione delle regole per la costruzione geometrica delle immagini prospettiche. Queste regole, tuttavia, sono in molti casi di difficile e faticosa applicazione in quanto gli strumenti meccanici si proponevano di provvedere alla “imitazione della natura” in modo tendenzialmente “automatico”.

Sezione 3: Ombre e prospettiva
Uno stesso modello matematico può descrivere e controllare sia la formazione delle immagini prospettiche sia quella delle ombre. Il riconoscimento esplicito di questo fatto richiede il passaggio dalla prospettiva geometrica a una teoria delle proiezioni notevolmente più astratta, che considera anche punti di vista impropri.

Sezione 4: Anamorfosi
In seguito alla crisi di alcuni temi culturali radicati nel primo rinascimento (armonia del cosmo, centralità del soggetto, potenza della magia naturale) il pensiero si concentra sulle proprietà deformanti della prospettiva centrale, sul conflitto percezione-rappresentazione, sugli aspetti più “artificiosi” degli strumenti ottici e prospettici.

Sezione 5: Prospettiva e trasformazioni
L’applicazione dei metodi, in parte di origine empirica, ideati da numerosi geometri (citiamo qui Stevin, De la Hire, Newton, Lambert) per la costruzione dell’immagine prospettica di una figura piana senza uscire dal piano in cui essa giace (o per ottenere l’ombra di una curva) contribuisce ad elaborare il concetto di trasformazione.

Tre opere sono state particolarmente utili nel reperimento delle fonti e nella compilazione delle schede che introducono alle sezioni e illustrano i singoli modelli:
L. Vagnetti, De Naturali et Artificiali Perspectiva, Firenze 1979
M. Kemp, La scienza dell’Arte, Firenze 1994
F. Camerota, Nel segno di Masaccio, Firenze 2001 (catalogo)

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Sezioni

realizzazione a cura di M.Maschietto